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I CINQUE PUNTI DELLA PIATTAFORMA TECNICA
Dando seguito al recente Convegno internazionale nel Salone dei
Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze -tra gli altri con il
patrocinio del Presidente della Repubblica e dell’UNESCO- viene
sottoscritto l’impegno a costituire una Fondazione, della quale
è definito il primo Statuto, e, per dare avvio alla campagna di
“Alfabetizzazione all’ecologia ed alla qualità dell’architettura-
viene istituita la piattaforma tecnica che metterà a punto in modo
multidisciplinare e integrato 5 principali tipologie di azione.
MODULO DIDATTICO
PARTECIPAZIONE RAGIONATA
Secondo Fritjof Capra dobbiamo diventare "letterati sul piano
ecologico." Cioè, dobbiamo comprendere i principi organizzativi che
gli ecosistemi hanno sviluppato nel corso dell'evoluzione per
sostenere la rete della vita. Nei prossimi decenni, la sopravvivenza
dell'umanità dipenderà dalla nostra formazione ecologica -dalla nostra
capacità di comprendere i principi fondamentali dell'ecologia e di
vivere in conformità con essi.
Pertanto, la formazione ecologica dovrà diventare una competenza
critica per i politici, i leader di imprese, e i professionisti di
qualunque ambito. Inoltre, dovrà anche diventare la parte più
importante dell'istruzione a tutti i livelli -dalle scuole
all'università e alla formazione dei professionisti. Intanto iniziamo
con le scuole primarie in collaborazione con istituzioni scelte come
per esempio Coldiretti.
Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze i fatti
fondamentali della vita -per esempio che ciò che una specie elimina è
quello di cui un'altra specie si nutre; che la materia circola
continuamente attraverso la rete della vita; che l'energia che
alimenta i cicli ecologici proviene dal sole; che la presenza della
diversità aumenta la capacità di recupero; che fin dal proprio inizio,
ossia più di tre milliardi anni fa, la vita non ha preso possesso del
pianeta con la lotta, ma invece con la cooperazione.
La formazione ecologica è il primo passo sul cammino verso la
sostenibilità. Il secondo passo è la progettazione partecipata,
partendo dai bisogni delle persone. Dobbiamo applicare le nostre
conoscenze ecologiche alla riprogettazione delle nostre tecnologie e
delle nostre istituzioni sociali, così da accorciare le distanze che
oggi separano il nostro progettare dai sistemi sostenibili della
natura.
Anziché estrarre dalla natura, dobbiamo imparare da essa.
PUBBLICITÀ COMPARATIVA / PUBBLICITÀ PROGRESSO
il confronto fra alternative è fra le modalità basilari per rendere
esperta la domanda, consente di valutare e rende quindi capaci di
scegliere. Ogni prodotto ha caratteristiche specifiche ed è spesso
accompagnato da note illustrative che le descrivono. Varie forme di
pubblicità le rendono note e puntano a convincere perché un prodotto
sia preferito rispetto ad altri consimili. Ne si esaltano le
prestazioni, le qualità di ogni tipo, la convenienza non solo
economica.
Per il cibo, la moda, come per qualsiasi prodotto industriale, la
pubblicità e l’esperienza hanno ormai reso la domanda esperta.
Per gli ambienti di vita -casa, luoghi di lavoro, scuole ed ogni
costruito, ma anche per gli spazi non costruiti- cioè per beni
durevoli e per i quali vengono impegnate risorse di grande rilievo- il
confronto avviene in forme elementari e per lo più ex post anziché ex
ante. Di fatto non si è ben consapevoli di come la scelta di una
soluzione od un'altra incidano non solo sui consumi energetici ed
altre forme di costo diretto, ma soprattutto incidano sui
comportamenti, sul benessere, sulla sicurezza, sulla salute,
sull’economia, sui rapporti sociali, sulla sostenibilità.
La pubblicità comparativa sulla qualità dell’architettura e degli
ambienti di vita punta a far conoscere buone pratiche, renderà capaci
di valutare alternative, rafforzerà la partecipazione ai processi
decisionali che riguardano la trasformazione fisica dell’habitat.
La pubblicità comparativa eleva cioè la conoscenza e diffonde la
domanda di qualità rendendo consapevoli di come l’assenza di qualità
produce danni economici e soprattutto danni sociali.
È vietato fumare. Ci si vuole proteggere dal fumo passivo anche
all’aperto, da inquinamenti ambientali, da prevaricazioni sonore,
dall’inquinamento luminoso. Ma come evitare barriere fisiche che
consolidano ostacoli psicologici? La pubblicità comparativa aiuterà a
difendersi dal respirare, dal vivere, dall’essere costretti ad agire
in ambienti impropri e sosterrà la domanda di spazi stimolanti, di
sostenibilità e di socialità.
FORMAZIONE DEI "PROGRAMMATORI DI PROGETTO
cioè professionalità idonee a far parte di gruppi interdisciplinari
che hanno il compito di trasformare la “domanda” in “programma” di
progetto.
Come soddisfare un bisogno già di per sé presuppone valutazioni di
alternative prima di pervenire alla decisione, ad esempio, di
intervenire fisicamente in un determinato luogo e con determinate
risorse. Ma a valle di queste decisioni -che potremmo definire
“politiche” e che vanno supportate da specifiche analisi di
fattibilità- la trasformazione della domanda di intervento in
programma di progetto implica l’elaborazione di quello che le
normative attuali definiscono come “Documento Preliminare di Progetto”
che il committente, tramite il “RUP – responsabile unico del
procedimento”, deve mettere a disposizione del progettista.
Di fatto in prevalenza questi DPP sono interpretati in forma
burocratica o banalizzante e solo di rado raggiungono livelli
paragonabili a quelli di altri paesi dove invece la figura del
“programmatore” è da tempo ampiamente riconosciuta. Peraltro sin dal
2001 il Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati membri a far si che i
nuovi interventi nel settore delle opere pubbliche siano “esemplari”
in termini di qualità architettonica.
I Master di formazione per “programmatori di progetto” hanno quindi
l’obiettivo di contribuire alla qualità degli interventi immettendo
nei processi di trasformazione una nuova figura professionale, esperta
nella messa a punto della fase propedeutica al progetto, dove
informazioni di ogni tipo vengono raccolte e strutturate al fine di
innescare processi creativi. In questo senso è essenziale che i
“programmi di progetto” siano particolarmente attenti ad aprire al
confronto fra una pluralità di soluzioni alternative.
Con opportune collaborazioni, sinergie e disponibilità di risorse,
alla qualifica di “programmatore di progetto” si potrebbe
successivamente pervenire tramite didattica on-line.
RETE DI TESI E RICERCHE
D'INTESA CON ISTITUZIONI ITALIANE ED EUROPEE
Nell’ Enciclopedia dell’Enaudi del 1984 -una sorta di nuovo testamento
del sapere contemporaneo organizzato ‘a reti’ rispetto alla bibbia dei
saperi organizzati per discipline- tra i quasi seicento lemmi non
compaiono né l’ecologia né l’architettura.
L’ecologia però è ripresa in 40 lemmi che vanno da alimentazione,
ambiente, animale fino a vegetale, villaggio, vincolo, vita, passando
attraverso città, civiltà, coltivazione… organismo, organizzazione,
paesaggio… regione, risorse… terra, territorio. Analogamente, 32 lemmi
per l’architettura che è rappresentata da arti, attribuzione,
avanguardia fino a territorio, villaggio, visione, passando attraverso
bello, città, colore…. ornamento, paesaggio… progetto, retorica,
ritmo. Con tutta evidenza, paesaggio e territorio sono solo alcuni dei
tanti lemmi comuni a ecologia e architettura. Perciò, non è utile né
sufficiente perimetrare le discipline, ma navigare tra di esse con
percorsi apparentemente labirintici ma in realtà rigorosamente
organizzati tra temi portanti e temi importanti.
Questo metodo mette in evidenza i concetti fondamentali che animano i
discorsi contemporanei, organizza il sapere e rinunzia alla conoscenza
come magazzino di cognizioni. Le discipline, l’antico sapere per
discipline, non vengono eliminate ma sottratte alla loro autonomia e
collocate su una rete di conoscenze. Questi sono i principi
fondamentali che organizzano il lavoro di ricerca all’interno del
progetto “Alfabetizzazione all’ecologia ed alla qualità
dell’architettura” per la sua estensione alla ricerca di livello
universitario.
Il terzo livello della formazione - quello che riguarda dottorati,
scuole di specializzazione e master – è senza dubbio quello più
idoneo, perché consente appunto l’integrazione di più saperi che i
primi due livelli (lauree triennali e specialistiche) non prevedono
per comprensibili ragioni legate alla formazione di base.
I luoghi di svolgimento di questa sperimentazione formativa non
possono che essere i centri -dipartimenti universitari, istituti di
ricerca, scuole superiori private di alta formazione, ma anche
istituzioni culturali accreditate dalla comunità scientifica- che già
lavorano da anni sui temi dell’ecologia e della qualità
dell’architettura e rinunzino alla pretesa di avanzare primati
disciplinari o gerarchie di saperi.
Già l’attuale normativa dei dottorati di ricerca consente intese tra
più dipartimenti, più atenei e protocolli con enti e istituzioni
esterne. La riforma Gelmini amplia queste possibilità. Si tratta di
cogliere al meglio una felice congruenza tra normativa di riferimento
e volontà di delineare nuove espansioni di senso e di ruolo per
l’ecologia e l’architettura.
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