È il tempo

Ecologia profonda

È maturo il tempo per una riflessione collettiva in primis per rivedere, anche come Fondazione, gli aspetti teorici del pensiero ecologista, per poi essere in grado di abbandonare concetti superati o travisati, cogliere nuovi stimoli e lanciare nuove proposte anche nel campo del progetto architettonico e urbanistico, ovviamente nella visione sistemica. Solo per pillole provo a ricostruire, molto parzialmente, il percorso travagliato, ma fondamentale del pensiero ecologista. Certamente partiamo dal filosofo norvegese Arne Naess, che nel 1973 lancia il concetto di Ecologia Profonda con cui adotta una prospettiva biocentrica, in base alla quale tutti gli organismi viventi hanno uguale valore e importanza. È una teoria che si distingue sia dall'ecologia, che viene considerata come mera scienza, che dall'ambientalismo che in quegli anni certamente era concentrato solo sulla parte umana del pianeta. Si parla quindi di Ecosfera, con un approccio totale verso i processi naturali e di sistema (cosa quest'ultima che influenzò particolarmente il pensiero successivo di Fritjof Capra). Una filosofia per guidare l'attività umana contro l'autodistruzione del pianeta. Sempre nel 1973 Ivan Illich, poliedrico intellettuale austriaco che negli anni giovanili aveva studiato a Firenze, pubblicò La Convivialità, testo chiave che descrive la sua teoria di impianto ecologista. Illich parte dalla constatazione della crisi del pianeta che è dovuta alla crisi strutturale dell'impianto industriale moderno, che ha finito per sostituire la macchina all'uomo. Per cui in opposizione alla produttività industriale egli propone la convivialità, ovvero la sostituzione del valore tecnico con il valore etico e sociale. La sopravvivenza della specie umana - scrive Illich - dipende dalla riscoperta della speranza come forza sociale. Contemporaneamente a Naess e Illich, appunto negli anni '70, si incomincia a parlare di sostenibilità. 

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