Tra i boschi della Catalogna, lontano dai circuiti più battuti del modernismo, lo Xalet del Catllaràs torna oggi al centro dell'attenzione critica. La recente conferma della sua attribuzione ad Antoni Gaudí, a cent'anni dalla sua morte, invita a riconsiderare un'immagine, a tratti monolitica, dell'architetto, e porta alla luce un versante meno noto della sua ricerca. L'edificio, immerso nella Serra del Catllaràs, area montuosa e ricca di foreste nel territorio di La Pobla de Lillet, si colloca a circa un'ora e mezza in auto da Barcelona. È concepito come alloggio per i tecnici delle miniere di carbone che alimentavano la fabbrica di cemento di Clot del Moro, sopra il santuario di Falgars.
Lo Xalet fu progettato nei primi anni del Novecento nel quadro delle attività minerarie e della produzione di cemento promosse da Eusebi Güell. Successivamente, nel 1971, il Comune affidò lo Xalet alla Fondazione dell'Ermitaggio di Sant Romà de la Clusa, che lo trasformò in casa per colonie estive e centro ricreativo. La sua destinazione di servizio e la posizione periferica lo hanno tenuto a lungo fuori dal canone, lontano dalle celebri icone urbane con cui si identifica abitualmente Gaudí. Una ricerca commissionata nel 2023 dalla Direzione generale del patrimonio culturale della Generalitat de Catalunya e affidata all'architetto e studioso del patrimonio Galdric Santana ha confermato la paternità progettuale dello Xalet. L'indagine combina analisi documentarie, rilievi tridimensionali e confronti geometrici con altre opere, chiarendo anche il ruolo di Gaudí in un'esecuzione modificata da terzi e non seguita direttamente dall'architetto.