Grottaferrata si rigenera

Vivere e lavorare in armonia con la natura

Nel quartiere Villa delle Querce, a Grottaferrata, tra via Kennedy 33 e il Sentiero del Bosco 60, si estende un’area di 8,5 ettari, originariamente a vocazione agricola. Intorno al 1900 vi sorgeva il Circolo sportivo “Bianco e Nero”, con campi da tennis e da bocce e altre attrezzature; fino al 1914 vi si organizzava l’Estate romana, con campi per ragazzi. La proprietà apparteneva al conte Campello, sposato con una discendente della famiglia Agnelli. Oggi la tenuta appartiene alla DVBT S.r.l., società romana costituita in vista di un ampio progetto di rigenerazione del sito. Il Piano regolatore, approvato nel 1972, prevede lo sviluppo di un polo di formazione e innovazione con foresteria: dei 6,5 ettari edificabili, 4 sono destinati a residenze temporanee, in primo luogo per i ricercatori del progetto ENEA Divertor Tokamak, mentre la parte restante è riservata a residenti stabili. Il PUCG è stato approvato nel 2025, ma la caduta del Consiglio comunale ne ha interrotto l’iter di entrata in vigore; il Comune, nel 2026, è commissariato. Sull’area, una vera terrazza su Roma, dovrebbero sorgere anche un plesso scolastico e alcuni impianti sportivi, per una superficie complessiva di circa 2,5 ettari. Di particolare fascino è la presenza dell’acquedotto dell’Aqua Iulia, risalente al 33 a.C.

W. M.


L'hub della sostenibilità in risposta alle nuove esigenze

Stefano Zago


Nei Castelli Romani, tra Grottaferrata e Frascati, prende forma un eco-distretto a vocazione di ricerca: un hub della sostenibilità immerso in nove ettari di verde, pensato come luogo in cui paesaggio, architettura e comunità costruiscono un insieme coerente e diventano una sorta di progetto faro.

L’iniziativa, promossa da TeleAmbiente, immagina un insediamento in cui la natura non è un elemento decorativo, ma una componente viva e strutturale del progetto.

Come spiega Stefano Zago, Direttore responsabile di TeleAmbiente, l’idea si era ispirata al Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto: non come semplice citazione, ma come principio operativo fondato sull’equilibrio dinamico tra natura e artificio. Gli architetti e ingegneri, corsisti del Master di Bioarchitettura, sotto la guida del bioarchitetto di Tubinga, Joachim Eble e dell'ambientalista Witti Mitterer, hanno tradotto questa visione in un sistema progettuale evoluto, nel quale il paesaggio diventa infrastruttura ecologica, lo spazio pubblico assume il ruolo di rete sociale e i dispositivi energetici si configurano come componenti tecniche dell’intero sistema in cui l’acqua in tutte le sue forme gioca un ruolo principale.

Il progetto si dipana come un laboratorio a cielo aperto, a soli due chilometri dal polo scientifico di Frascati, collegato al centro urbano attraverso una pista ciclabile esistente.

Pensato per una comunità internazionale di ricercatori, studenti e abitanti temporanei e non, l’intervento offre non solo spazi per lavorare e studiare, ma anche ambiti per rallentare: aree verdi dove sostare, leggere, pensare e ritrovare la concentrazione lontano dal rumore urbano.

L’impianto generale integra formazione, lavoro condiviso, residenza e vita collettiva con strategie ambientali, energetiche e paesaggistiche. Suolo, acqua, vegetazione e architettura partecipano al funzionamento complessivo. A questo sistema si affiancano attività culturali, sportive e produttive, orti, interventi di riforestazione e dispositivi per la gestione delle risorse.

Tutti gli interventi saranno realizzati secondo i principi della bioarchitettura, utilizzando materiali naturali, riciclabili e a basso impatto ambientale, insieme a tecnologie per l’efficienza energetica.

Il progetto si articola in Microsoft cinque masterplan: cinque declinazioni di uno stesso eco-distretto, sviluppate da altrettanti gruppi di lavoro.

L’obiettivo è creare un luogo glocal, capace di pensare in grande e agire sul territorio: un centro che unisca ricerca internazionale, comunità locale e cultura della sostenibilità. Uno spazio in cui le idee possano fluire, incontrarsi e trasformarsi, e in cui la natura non sia un lusso, ma la condizione necessaria per immaginare il futuro.

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