Per una nuova visione rinascimentale

La sub-disciplinarità

La parola interdisciplinarità è talmente abusata da risultare lisa, come un indumento indossato troppe volte.

L’interdisciplinarità presuppone inoltre discipline già costituite che "dialogano" tra loro ciascuna dal proprio recinto epistemico, mantenendo intatta la propria sovranità territoriale. Essa accetta quindi la frammentazione disciplinare come dato di partenza e cerca rimedi a posteriori. Dice bene Tim Ingold: “se oggi il nostro mondo è in crisi è perché abbiamo dimenticato come corrisponderovi, impegnandoci, invece, in campagne di interazione. Le fazioni pro-interazione si confrontano tra loro, con identità e obiettivi già predisposti, trattando secondo modi che sono utili ai loro separati interessi, senza fare nulla per trasformarli. La loro differenza si dà all’inizio e rimane anche dopo”.


La transdisciplinarità, parola che si muove nel contesto della teoria della complessità, è un approccio che va oltre i confini delle singole discipline per creare nuove forme di conoscenza. A differenza dell'interdisciplinarità, che mette in dialogo saperi diversi, i quali mantengono la loro specificità, la transdisciplinarità dissolve i confini disciplinari per affrontare problemi complessi in modo integrato. Non si parla tanto, quindi, di intersezione tra discipline, quanto di terreno comune in cui riconoscersi, senza mai misconoscere la parzialità del proprio sguardo disciplinare.


Scopo della transdisciplinarità è di andare oltre le discipline, cercare principi unificanti, come avviene nelle teorie della complessità, nella teoria dei sistemi, negli approcci olistici, alla ricerca di pattern comuni, ad esempio, tra fisica, biologia e scienze sociali. La transdisciplinarità è quindi caratterizzata da una sorta di movimento verso l'alto nel tentativo di recuperare l'unità del sapere frammentato.


Sicuramente la nozione di transdisciplinarità compie uno scatto evolutivo rispetto alla originaria e più semplicistica interdisciplinarità. Essa fa fronte alla difficoltà di quest’ultima di individuare un terreno comune a discipline ormai dotate di un armamentario di specializzazione e tecnicalità tale da rendere di fatto impossibile il dialogo, quindi l’intersezione tra loro.


Credo tuttavia che anche la nozione di transdisciplinarità abbia mostrato nel tempo alcuni punti di debolezza. Essa rischia infatti di rimanere un'operazione intellettuale astratta che si sovrappone alle discipline esistenti senza davvero radicarsi nel vissuto concreto. La transdisciplinarità commette inoltre quello che potremmo chiamare l'errore della sintesi prematura: nell’affermare che il problema del sapere contemporaneo sta nella separazione tra discipline già costituite, essa ritiene che la soluzione risieda nella loro integrazione, in una sintesi superiore in grado di render conto della complessità. Ma nel fare questo lavora dall'alto: propone una metallingua, un livello di realtà superiore, una cornice comune, rischiando così di produrre un'altra disciplina, un sapere sintetico che replica, su scala allargata, la stessa chiusura che voleva superare. Ignora che il punto non è la relazione, sia pure in termini di superamento, tra le discipline, ma l’individuazione di un terreno sottostante che non ha ancora trovato forma disciplinare, o che ha attivamente resistito a trovarla.


Meglio sarebbe parlare, quindi, di sub-disciplinarità. La sub-disciplinarità non cerca di superare le discipline andando oltre o al di sopra, ma scendendo al di sotto, verso quello strato precategoriale dell'esperienza che la fenomenologia chiama Lebenswelt, cioè il mondo vissuto prima di ogni tematizzazione, il terreno originario su cui poggiano tutte le nostre costruzioni teoriche; inteso non tanto come mondo della vita personale o esistenziale, quanto come mondo vivente che, nella sua organicità, sopravanza gli individui. Se è vero che le discipline scientifiche, nella loro costituzione storica, hanno operato una sorta di oblio del mondo della vita, costruendo “abiti ideali”, modelli astratti o controfigure nel mondo delle forme, secondo una bella espressione di Husserl, che fanno perdere il contatto con il terreno che le ha originate e che continua a legittimarle, la sub-disciplinarità diventa quell’archeologia del pensiero il cui compito è scavare sotto le stratificazioni disciplinari per ritrovare l'humus comune da cui tutte emergono.

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