Editoriale – Fare e pensare

Nella guida di un processo edilizio sempre più complesso e scomposto in segmenti specialistici, bisogna ammettere che gli unici strumenti d’indagine e programmazione in possesso della nostra cultura sono di tipo analitico funzionalista.
Un’architettura progettata insieme alla società e definita sulla sue esigenze è per definizione migliore, anche perché un più forte legame con le persone contribuisce a spezzare il circuito perverso dell’architettura per architetti.
L’unico compito progettuale oggi possibile per una dimensione umanistica, è ricucire, mettere insieme, ricomporre quell’unità spaziale che abbiamo abbandonato: dobbiamo progettare come se l’obiettivo fosse una stanza-cellula collegata ad altre stanze quali cellule specializzate e interconnesse di un organo, fino ad arrivare ad un organismo e costituire più società a fare “rete” sulla terra.

Articolo completo si trova nell'edizione 50/51/52 del 2007 alle pagine 4 - 5.

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