Quando ci muoviamo per arrivare nel centro storico di una città quasi sempre siamo costretti ad attraversare le periferie e i quartieri in cui le nuove edificazioni ci lasciano perplessi per le brutture e le scelte urbanistiche. Serve cambiare rotta. Qualcosa si sta muovendo. All’orizzonte spicca la nuova Baukultur.
La cultura del costruito, la Baukultur come viene definita nella Dichiarazione di Davos del 2018, comprende tutte le attività spaziali: dai dettagli architettonici alla pianificazione urbana su larga scala, fino allo sviluppo del paesaggio. Essa conduce a luoghi antropizzati e umanizzati, ben progettati, che si adattano alle mutevoli esigenze della società, preservandone al contempo il carattere storico, la bellezza e la funzionalità. La cultura architettonica è orientata verso le esigenze sociali e l'uso sostenibile delle risorse. Crea valore aggiunto, sia economico sia percettivo. Un presupposto fondamentale è il consenso sui valori condivisi dalla società nel suo complesso. L’approccio progettuale integrale privilegia le relazioni, il benessere, l’equità, grazie a questa nuova cultura capace di integrare percezione ed ecologia, analisi e partecipazione, tecnica e organizzazione. Per trasformare una sommatoria di tecnologie e materiali − ovviamente biocompatibili ed ecosostenibili − nella casa dell’uomo, della donna, del bambino e dell’anziano è necessario coinvolgere tradizioni, codici, linguaggi del luogo, adottando scelte consapevoli e responsabili. È un “nuovo umanesimo” che pone la vita e la sua qualità come obiettivo primario del progetto. “Tempo e spazio”, riferimenti classici dell’architettura, vengono letti come necessità di adesione alla storia e alla geografia, cioè alle persone e ai luoghi. La Baukultur, intesa in senso ampio, non è un’etichetta né una questione di stile. È la qualità del costruire come gesto collettivo, capace di dare forma a valori condivisi e di generare luoghi riconoscibili, durevoli e abitabili. Essa rappresenta un approccio che privilegia la cura rispetto all’effetto e misura il successo di un progetto nella relazione tra spazio, persone e paesaggio. Per questo, uno dei suoi ambiti più concreti è il costruire sul costruito. Intervenire sull’esistente non significa congelare il passato, ma riconoscere nel patrimonio una risorsa culturale e ambientale, conservando ciò che conta — proporzioni, materiali e logiche dei luoghi
— e aggiornandolo attraverso un linguaggio contemporaneo, sobrio e preciso. In questa scelta c’è anche una responsabilità ecologica: meno consumo di suolo, meno spreco di risorse, più attenzione alla durata.
Nei contesti alpini, dove clima, topografia e paesaggio impongono misura, questo approccio risulta particolarmente leggibile: qui la Baukultur si manifesta come un osservatorio privilegiato del rapporto tra tradizione e innovazione, pur senza esaurire il suo più ampio campo d’azione. Il progetto si fa traduzione continua tra memoria e uso.
In un’epoca di omologazione e di luoghi sempre più intercambiabili, in cui proliferano i nonluoghi, questo modo di costruire assume anche un valore civile: restituisce specificità, rafforza il senso di appartenenza e offre radici alla modernità. È, in definitiva, un’etica del fare che integra tecnica e sostenibilità in una visione umanistica, nella quale benessere, equità, bellezza e funzionalità restano inseparabili. Il passato non diventa museo, ma continua a vivere nel presente.
Connettere il segno
Ho cominciato con le mie mani.
Qualcosa che è dentro di me da sempre, ma che negli ultimi
tempi è diventato più presente e a cui da diversi anni mi dedico
intensamente, completamente assorbito da questa tematica.
Disegnando me stesso, ho osservato la mia mano, il mio braccio:
come si muovono e tracciano, dal vivo, la mia storia, i miei pensieri
− la mia essenza − della quale solo alcuni impulsi riescono a fissarsi
sulla carta.
Con il vuoto inizia il lavoro della scultura − aria… collegare ferro con
ferro, aggiungere gesso, levigare e aggiungere ancora… dal battito
del cuore fino alla superficie, che lascia intuire il limite estremo… la
pelle che riflette l’anima.
In questo mio tempo io sono qui e lascio un segno.
Così fa anche l’architettura: che il Premio per la cultura del costruito
dell’Euregio contribuisca a lasciare un segno forte e positivo.
Lois Anvidalfarei − www.loisanvidalfarei.it
La scultura in bronzo, premio “Pritzker” per un atteggiamento rispettoso in linea con la Baukultur