Giardino di Ninfa, no all'inceneritore!

No a un inceneritore a due passi da Ninfa. Il Giardino realizzato dalla nobile famiglia romana Caetani attorno alle rovine della città morta medievale, in provincia di Latina, è un ambiente unico, dove prosperano piante di oltre mille specie diverse, originarie dei diversi Paesi del globo. Un luogo delicato e magico, definito dal New York Times il giardino più bello e più romantico del mondo. Davanti alla prospettiva della riattivazione del vecchio inceneritore della Corden Pharma Latina spa, un'azienda farmaceutica in crisi, che sorge a poca distanza dal monumento naturale, la Fondazione Roffredo Caetani, che gestisce Ninfa, è insorta. La Regione Lazio sta esaminando l'istanza presentata dalla Corden per modificare e riesaminare l'autorizzazione integrata ambientale, con cui è stato proposto di far tornare in attività l'impianto di incenerimento. Un'operazione che la Corden intende compiere per tentare di risollevarsi dall'esposizione debitoria. La società si trova in concordato preventivo, le ha garantito supporto la Bristol-Myers Squibb, che oltre dieci anni fa le aveva ceduto proprio quello stabilimento a Sermoneta, e la Itelyum Purification srl si è detta pronta ad acquistare proprio il ramo aziendale relativo alla piattaforma ecologica. Ma ovviamente un impianto del genere non fa dormire sonni tranquilli alla Fondazione Caetani, che oggi parteciperà alla riunione della Conferenza dei servizi convocata nella sede della Regione Lazio e anche in quella sede manifesterà la propria posizione, attraverso una serie di documenti dettagliati elaborati dai propri uffici e da tecnici di fiducia.

"La forte preoccupazione e la netta contrarietà all'impianto - fa sapere la stessa Fondazione - nasce dalla vicinanza del sito al Monumento naturale Giardino di Ninfa, compreso l'area naturale del Parco Pantanello, ubicati a circa sei chilometri in linea d'aria, e dalla vicinanza di aree naturalistiche come il Monumento naturale di Monticchio, l'area Zps dei Monti Lepini e le relative aree che rientrano nel contratto di fiume Cavata e Linea Pio. Non ultima la vicinanza, tra le altre, dell'azienda agricola Gelasio Caetani".

La stessa Fondazione sottolinea inoltre che si tratta di un impianto datato e che si rischia di dar vita a un vero e proprio business legato alla lavorazione di rifiuti speciali pericolosi provenienti da siti industriali esterni al territorio. Senza contare l'aumento del traffico di mezzi pesanti nella zona per trasportare rifiuti e sostanze pericolose. Una pattumiera di veleni, in pratica, a due passi da Ninfa.

"La Fondazione Roffredo Caetani - dichiara il presidente Tommaso Agnoni - si opporrà in ogni sede, prima fra tutte la conferenza dei servizi in corso presso la Regione Lazio, alla riattivazione di questo impianto che, ribadiamo, è obsoleto, spento ormai da anni e legato ad una vecchia logica che punta ad alimentare gli affari in siti dismessi trasformandoli in veri e propri centri di lavorazione di rifiuti, in questo caso pericolosi, a due passi da un centro abitato e da aree di interesse naturalistico di livello internazionale".

Un'operazione difficile da digerire, del resto, quella dell'inceneritore in tempi in cui tanto a livello centrale quanto a livello regionale tutti assicurano che la transizione ecologica sarà al centro di tutte le politiche di sviluppo.



Fonte https://roma.repubblica.it/cronaca/2021/03/03/news/inceneritore_vicino_al_giardino_di_ninfa_insorge_la_fondazione_no_all_impianto_-290020210/

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