La serie di crolli degli ultimi anni, culminata in quello di una campata dello straordinario ponte Morandi a Genova, diffonde la diffidenza per le tecnologie contemporanee e il timore per la durata e la resistenza nel tempo delle costruzioni in cemento armato. Da un paio di decenni, il progetto di un manufatto non è più separato dai suoi aspetti specialistici e va corredato dal piano sulla sicurezza oltre che dal programma sulla manutenzione e dalla contestualizzazione. Il problema però non si riduce a solo una questione tecnologica, ma comprende l’aspetto culturale e una corretta gerarchia fra i valori, una giusta attribuzione delle risorse, chiarezza e semplicità nelle regole. L’Italia invece prosegue nell’incredibile accumulazione di leggi anziché impegnarsi nel generare consapevolezza etica e responsabilità morale, unico efficace contrasto alla corruzione. Nel nostro paese, la prassi di frazionare le varie fasi del progetto, un Codice degli appalti inadeguato e una mancanza di opere pubbliche “esemplari”, sono gli aspetti problematici da risolvere per pervenire ad un efficace Codice della Progettazione.
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