L’enciclica di Papa Francesco invita anche i più scettici alla riflessione.
Alla luce delle crescenti emissioni di sostanze inquinanti e del sempre maggiore
elettrosmog che minacciano la nostra salute è importante prendere
maggior coscienza della necessità di ricorrere a nuovi modi di costruire,
ecologici e sostenibili. Prendersi cura della casa comune e dei suoi abitanti
significa anche impegnarsi a garantire un abitare sano.
Il primo fondamentale aspetto della sostenibilità in edilizia è la lunga durata
dei singoli prodotti e del sistema costruttivo. La durata media della vita
di un ponte in cemento armato precompresso nel 1970 era stimata in oltre
cento anni, oggi si parla di 50 anni nel caso di una “adeguata manutenzione”,
senza contare che spesso bisogna effettuare riparazioni già dopo 20 o
30 anni. Al contrario i ponti ad arco in pietra naturale, come quelli costruiti
dagli antichi romani, reggono ben oltre i mille anni. Ovviamente vanno
tenuti in considerazione i costi di utilizzo, manutenzione e riparazione, al
pari della possibilità di riutilizzo e di riciclaggio dei materiali. Tra gli aspetti
ecologici del costruire, il più importante è quello relativo all’“impatto ecologico”
prodotto da un materiale e da un sistema costruttivo sull’ambiente.
I materiali da costruzione nella loro preparazione consumano una quantità
di energia diversificata, denominata “energia primaria”. I materiali da costruzione
industriali, come ad esempio i mattoni pieni d’argilla, richiedono
per la loro fabbricazione oltre cento volte più energia dei mattoni in terra
cruda fatti a mano (“adobes”).
E allora perché non proporre, come primo passo nella realizzazione di un
abitare ecologico, un ritorno a materiali antichi?
L’argilla ha avuto in tutte le culture un ruolo dominante nelle costruzioni
quale elemento facilmente reperibile e lavorabile.