L’enciclica di Papa Francesco è un atto di denuncia chiara e forte contro l'attuale
sistema sociale del mondo occidentale. Del resto non c'è niente di più
antitetico al vangelo del moderno neocapitalismo: il 5% della popolazione
dispone del 90% della ricchezza totale; un terzo della popolazione mondiale
vive con meno di un dollaro al giorno; intere popolazioni non hanno acqua
da bere o un tetto sotto il quale ripararsi; le discriminazioni di genere,
di razza e di casta sono ancora in gran parte dominanti. La disuguaglianza
è la caratteristica più generale della nostra società democratica e liberale.
Strano se si pensa che le basi della democrazia liberale, che sottintende
il nostro mondo occidentale dopo la scomparsa di fascismi e comunismi,
sono solide e sane: democrazia, diritti umani, libero mercato, servizi di assistenza.
E allora dov’è il problema? Il problema è che l’attuazione di tutte
queste belle cose dipende dalla natura umana, che ha come fondamento
genetico: aggressività e profitto personale. E allora tutto diventa difficile,
quasi impossibile. Dice Francesco: "quando l'essere umano pone sé stesso
al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti...
tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati...".
Equilibrio precario tra disastri ambientali e tecnologia
È così che dal concetto di profitto si arriva allo sfruttamento eccessivo delle
risorse del pianeta. Il grido elettorale dei vari governi e lo scopo principale di
ogni azienda commerciale, grande o piccola che sia, è crescere di più, sempre
di più. Ne conseguono consumo straordinario di energia, inquinamento
e problemi della biosfera. E intanto si continua a dire "sempre di più" oppure
"dobbiamo aumentare il PIL", cose palesemente prive di senso.