In un mondo carico di preoccupanti indicatori demografici, migratori e di diseguaglianze
- con trend sconvolgenti - “Laudato si’” è l’invito a prendersi cura
della casa comune. Sequenza impressionante: Papa Francesco rende pubblica
la sua enciclica il 18 giugno 2015; il 2 agosto Obama annuncia il “Clean Power
Plan” che impegna gli Stati Uniti a ridurre l’accelerazione delle emissioni; il
18 agosto la “Dichiarazione islamica sul cambiamento climatico”; a dicembre
la “XXI Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici” - COP21 - finalmente
raggiunge impegni concreti, nove mesi dopo ratificati da USA, Cina, quindi
anche dall’Unione Europea. Proprio mentre entrano in vigore arriva la notizia
che il 2015 “è stato il primo anno nella storia dell'umanità nel quale la presenza
di anidride carbonica in atmosfera ha superato stabilmente la soglia di 400
parti per milione”: la World Meteorological Organisation (WMO) avverte che
le concentrazioni di CO2 non scenderanno sotto tale livello per molte generazioni.
Il 5 giugno 2017 gli Stati Uniti di Trump però si ritirano: soli, nessuno
li segue! Il 16 settembre, nell’incontro di Montreal, trapela la notizia che ci
stanno ripensando: successive decisioni smentiscono, coerenti peraltro con
la decisione di uscire dall’UNESCO dall’inizio del 2018. Nel dicembre 2018, al
COP24 a Katowice in Polonia c’è ampio consenso: ma Stati Uniti e altri rilevanti
Paesi si dissociano. L’Italia fa la sua parte: i dati dell'ENEA registrano nei primi
6 mesi del 2017 emissioni di CO2 salite dell'1,9%, il PIL cresce dell’1,5%. Crescono
quindi di più inquinamento e costi dell’energia.
Ovviamente l’enciclica “Laudato si’” non è diretta a paesaggisti, urbanisti, architetti,
biologi, filosofi, sociologi o economisti.