La gravità della crisi ecologica e le guerre in corso, che stanno provocando
enormi sofferenze e suscitando preoccupazioni crescenti perché minacciano
la sopravvivenza stessa della specie umana, non tolgono il sonno
ai potenti della terra, che hanno la possibilità di contribuire a eliminarne
le cause e di promuovere trattative di pace. Soltanto Papa Francesco ha
utilizzato tutta la sua autorevolezza morale per sollecitarli a impegnarsi su
questi obbiettivi, purtroppo senza riuscire a scuotere le loro coscienze. Entrambi
i problemi sono causati dalla finalizzazione dell'economia alla crescita
della produzione di merci: perché il consumo delle risorse necessarie
a sostenerla, le sostanze inquinanti utilizzate per accrescere la produttività
e le emissioni dei gas climalteranti prodotti dalla combustione delle fonti
fossili, hanno superato i limiti della sostenibilità ambientale.
Dagli anni Ottanta del secolo scorso la specie umana consuma annualmente
più risorse rinnovabili di quelle rigenerate dalla fotosintesi. Da allora il divario
è progressivamente aumentato. Secondo i dati elaborati dal Footprint
Institute, nel 2024 le ha esaurite il 1° agosto.
Dalla seconda metà dell'Ottocento, con la combustione delle fonti fossili
l'anidride carbonica emessa ha cominciato a superare quella assorbita
dalla vegetazione con la fotosintesi clorofilliana. Le quantità eccedenti si
sono accumulate negli oceani e nell'atmosfera. Per 8.000 secoli la concentrazione
di anidride carbonica nel miscuglio di gas che compongono l'aria
ha oscillato tra le 170 e le 270 parti per milione. Tanta ne veniva emessa
dalla respirazione di tutti i viventi e altrettanta ne veniva assorbita dalla fotosintesi
clorofilliana. Tanta ne veniva stoccata dagli arbusti nella cellulosa
e dagli alberi nella lignina, altrettanta ne veniva emessa dalla combustione
del legno.