Prima di occuparmi esclusivamente dell’acqua, ho lavorato per alcuni anni
con giovani tossicodipendenti. Non era semplice avvicinarli: erano giovani in
difficoltà, in fuga, impauriti e aggressivi. Eppure le mie esperienze più profonde
e significative risalgono proprio a quel periodo, alle terapie con l’acqua
svolte assieme a quei ragazzi. Da queste esperienze ho sviluppato il metodo
del fluid thinking che utilizzo ancor oggi con i miei studenti o nei Public Involvement
Workshops. È sorprendente osservare quanto il fluire immaginario
dell’acqua incida su un processo di guarigione e lasci dentro di noi qualcosa
di nuovo. Non è un caso che nell’acqua ci formiamo e nasciamo. Non è un
caso che le lacrime allevino il dolore. Non è un caso che in tutte le religioni,
fin dall’antichità, il cambiamento, l’illuminazione della Fede, il battesimo siano
legati all’acqua. È l’acqua che ha consentito la vita e la nostra presenza
sulla Terra. Ed è ancora da essa, da questo fluido mutabile e flessibile nella
forma, che dipenderà l’esistenza della vita futura su questo nostro pianeta.
L’acqua è trasformazione e sviluppo, bilanciamento e guarigione. La materia
acqua, anomala come nessun altro elemento nella natura, pare non appartenga
solo a questa Terra. Troviamo sottilissime tracce di acqua ai confini tra
atmosfera e spazio dell’universo, nei cristalli di ghiaccio e nelle formazioni
di nuvole. Troviamo l’acqua nelle varie forme di precipitazioni, nella nebbia,
nella pioggia, nella neve, nella delicatezza della rugiada e nella violenza della
grandine e dei temporali. Del resto, quanto la sostanza acqua collocata tra
cielo e terra sia decisiva per tutte le forme di vita è quasi impossibile da
elencare e in molti ambiti ancora non del tutto scoperta.