Ordine, disordine e contrordine

Umanizzare il costruito

Partecipazione ragionata: se ne parla sempre di più, se ne fa sempre meno.

Cerchiamo innanzitutto di capire di cosa si tratta. Per capirlo è necessario

richiamarsi alle evoluzioni storiche, politiche, psicosociali, tecniche e finanziarie…

Senza risalire all’Età del Bronzo, come propone Friedrich Hayek

(economista austriaco tanto affascinante quanto odioso) che vi situa la

nascita del libero mercato (e, aggiungo, del fordismo e del taylorismo),

riprendiamo il cambiamento delle attitudini dalla lenta (auto)colonizzazione

prodotta dal razionalismo. Esso è stato lo strumento che è riuscito

a imporre la sua legge contro tutte le tradizioni eminentemente ecologiche,

ne ha sradicato le reti di relazioni tra le cose e tra gli uomini per

installare il suo potere alienato di calcoli mirati esclusivamente al “profitto

monetario”. Si sa bene, ma si conoscono meno “loro”, i protagonisti che

hanno fatto resistenza, profeti, rivoluzionari, poeti, filosofi, vittime. Dal

luddismo e dall’artigianato tessile all’epoca delle guerre napoleoniche,

fino agli ecologisti contemporanei, si è sviluppata la stessa opposizione,

senza successo concreto: teorie poco determinanti. La novità odierna è la

minaccia dei disastri climatici provocati da questa colonizzazione degli uomini.

La semplice questione è quella della sopravvivenza dell’umanità: le

civilizzazioni sono mortali. Malgrado l’opinione dei potenti, la tecnica non

è il rimedio, ma la causa: ricordiamo i “Trente Glorieuses” (Jean Fourastié)

che, in effetti, sono stati i più neri dell’umanità, in cui abbiamo inventato

tutte le tecniche di distruzione del pianeta e le abbiamo adoperate tutte

senza esitazione…

Un ribaltamento di valori propone l’umanesimo (l’antica ospitalità) come

strumento di sopravvivenza. Le tecniche saranno buone solo nella misura

in cui l’etica umanista le dirigerà.

Articolo completo si trova nell'edizione 152/153 del 2025 alle pagine 124-133.

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